venerdì 17 febbraio 2012

Siate innamorati e sarete felici - Paul Gauguin

L' ultima volta che ho iniziato un post, riportato tra breve, vaneggiavo sulle aspettative, in una notte senza luna e senza amore. Intitolato Fluff, Hugs & Kisses. Or not?, così recitava:
"
Ieri sera, appena arrivata a casa, avevo iniziato un piccolo monologo sulle aspettative. Iniziava così, su un foglio di carta...
Vorrei essere ubriaca per poter dire di aver scritto questa cosa in preda all'alcool. Ma quando mai. Questa notte vorrei parlare delle aspettative. Sono un po' come le illusioni, ma basate su più dati reali. E quando non si avverano, fanno più male. Perché dicono di noi donne, e a ragione, niente da obiettare, ma anche voi
(uomini, ndr) siete ben strani. Date segnali contrastanti e noi ci creiamo delle aspettative.

Non è sicuramente l'intro più brillante che io abbia mai scritto, ma in questo momento è il più importante. Molti dicono che è meglio amare e perdere che non aver mai amato, ma il cuore non dice altrettanto mentre soffre, per amore."

Ho sempre pensato che si dovesse lottare per ottenere le cose. Ho anche capito che tante volte non basta lottare con il corpo e con l'anima, e ho sempre cercato di tirare fuori il buono da ogni situazione, per evitare il fatidico "making the same mistakes again" di Falling away with you dei miei amati Muse. Ma oggi, oggi che è una giornata meravigliosa, oggi vorrei donare tanta di questa mia gioia ad una persona che soffre, una parente che ha perso entrambi i fratelli, per cui ha donato la vita.
Dopo una settimana dall'aver scritto queste poche righe, è mancata anche lei. Aveva promesso alla madre di proteggere i fratelli, e così è stato. È come se avesse vissuto solo per loro. Era tanto cara. Mi mancherà. La mia felicità non l'ha raggiunta e non l'ha salvata. La mia vita continua ad essere felice, ma avrei voluto che i suoi occhi fossero asciugati delle lacrime per vedere la gioia nei miei e vivere ancora. E forse era soltanto un atto egoistico, e lei ora è in un posto migliore. Lo spero tanto per lei, anche se non ci credo molto. Ma credo anche che lei ci credesse abbastanza da rendere reale la vita dopo la morte, e che ora si sia ricongiunta ai fratelli.
Ciao Bea, ciao don Carlo, ciao don Luigi.

Ciao nonna. Sono passata a trovare anche te e anche se non ti ho conosciuta sai quanto io tenga a te e solo al pensiero mi vien da piangere. Ho versato una sola lacrima per Beatrice e per te piango ancora. Ti sarebbe piaciuto, a te l'avrei presentato. E pensare che per tutto questo tempo sono venuta a trovarti senza mai vedere oltre la tua tomba, e ora che ho visto so che tu lo vedrai. Perchè passerà del tempo prima che lui arrivi, spero che ne passi moltissimo. O meglio, spero che ti veda ma solo per ricordare, e non per piangere. So che ti vedrà e capirà. Certi segnali nella vita me li sono inventati ma questo è lì da vedere, è lì da toccare. Non è un caso, lo spero. Spero di non pentirmi di nulla.

lunedì 26 dicembre 2011

-American Chocolate Chip Cookies-

Questo esula un po' dai classici post di depressione o felicità, che per Natale non ho ancora avuto modo di pubblicare, ma questi biscotti sono un ottimo rimedio contro la tristezza, la combatte sia mentre li fai che mentre li mangi (cosa che a me di solito non succede, visto che faccio i dolci ma poi non li mangio).
Allora, la ricetta è stata ricavata da diverse ricette trovate su internet; questa ha il minor quantitativo di burro per tenere a bada la coscienza.

Ingredienti:
170 g di cioccolato fondente (io di solito faccio 140 g di fondente e 30 g di cioccolato al latte, ma si può fare anche tutto al latte)
190 g di farina
85 g di burro fuso
50 g di zucchero di canna
50 g di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di lievito
1/2 cucchiaino di sale
1 uovo

Sbattere il burro fuso con gli zuccheri. Quando si crea una cremina omogenea, aggiungere l'uovo. Consiglio vivamente di far montare bene l'uovo, rende l'impasto più morbido e omogeneo, senza contare che è rilassante. Ottenuta una crema morbida e ben montata, aggiungere la farina setacciata, il lievito, il sale e il cioccolato che avrete sminuzzato in pezzi non troppo piccoli, se no non si sentono sotto i denti, ed è una goduria mordere il cioccolato. Se dovesse risultare un impasto troppo duro, aggiungete pure un goccio di latte, ma proprio poco, perchè si molla subito. Ora potete formare delle palline e schiacciarle o disporre l'impasto sulla teglia ricoperta di carta da forno come volete. Se volete mettere l'impasto negli stampini, vi consiglio di bagnare gli stampi ogni volta, perchè è un impasto parecchio appiccicoso. A questo punto infornate in forno preriscaldato a 180 °C per 10-15 minuti, ma dipende dal vostro forno, col mio meno di 20 non cuociono. Rimangono morbidi da caldi, ma quando si freddano diventano belli croccanti!

Buoni biscotti a tutti!

sabato 3 dicembre 2011

Cassette di kiwi e succo d'arancia.

Questo post nasce in una giornata in cui neanche la più bella delle notizie mi ha rallegrata.

Strane domande si formano nella testa nei momenti di solitudine. Credevo tante cose. Quando avevo 13 anni credevo che sarebbe bastato aspettare e le cose sarebbero state meravigliose, da sole. La vita era semplice, le convinzioni poche ma salde, gli amici rari e preziosi. Credevo in un futuro in cui il male che stavo subendo sarebbe stato vendicato, giustiziato, e io sarei vissuta in pace e correttezza. Avrei trovato l'uomo della mia vita, credevo di sapere già chi fosse, e ci avrei vissuto insieme fino alla fine dei nostri giorni.
A 15 anni ho capito che avrei dovuto lottare per la felicità, ma che lottando avrei ottenuto ciò di cui avevo bisogno. Lottando avrei avuto ragione, perchè ero maltrattata ovunque mi girassi, come quando avevo 10 anni, e credevo che il futuro sarebbe stato di vendetta e di sofferenza per coloro ceh mi avevano fatto del male. Gli amici erano sempre pochi, e ancor meno quelli sinceri, avevo il mio modello di vita che mi dava speranza in un futuro migliore, un futuro lontano da questo mondo.
A 18 anni mi si apriva un mondo. Gli amici erano molti, pochi quelli cari ma molti quelli vicini, il futuro era roseo, era il futuro per cui avevo lottato, l'amore era caro, ma ancora non sapevo non esserlo abbastanza. Amore era altro da quell'affetto. Amore ancora ora non so cosa sia. I sogni si nutrivano di sole riflesso sull'acqua, cupole e calli riflesse nei canali, immagini sorridenti riflesse nello specchio.

Oggi, 22 anni. Credo che la realtà sia qualcosa da cui si può evadere, ma mai per sempre. Credo che non siamo noi a determinare il nostro futuro, ma che sia il futuro a determinare noi. E il futuro non è come la fortuna, quello ci vede benissimo, sa perfettamente con chi andare. Non importa se vuoi sfruttare le occasioni della vita o no, non importa se vivi giorno per giorno o se fai dei progetti a lungo termine. Avrà sempre ragione su di te. Oggi, a 22 anni, sono tornata a casa dopo 3 anni a Venezia, dopo aver visto il mio sogno tanto agognato trasformarsi in un incubo, aver trovato poche care amiche e aver perso molto di me, trasformandomi in qualcosa che non sono. Oggi, a 22 anni, gli amici veri li conto sulle dita di una mano, e non tutte le dita, allontano gli altri per non dover soffrire. Mi odio per questo. Credo di essere una cattiva persona, ma non riesco a cambiare. Quello che ho vissuto mi ha forgiata così ed è difficile cambiare. Oggi, a 22 anni, sono guarita, il posto da palleggio che mi era stato promesso non c'è o non me lo vogliono dare, non lo so e non lo voglio sapere, preferisco pensare che non ci sia. Dormo in un letto matrimoniale, su un bordo, dal lato che non era il mio, perchè mia mamma dorme al centro del mio letto, accusandomi di tirare le coperte, perchè lei, sposata a 19 anni, non vuole dormire col marito. Non gli dice come cambiare, lo critica soltanto. Mia mamma, quella che non sbaglia mai, che ha sempre ragione, che non vuole che esca neanche al sabato sera, perchè se no si offende, perchè mio fratello che ha 5 anni in più non esce (mai), che non ha mai torto, che lei non ha mai sbagliato, che lei è sempre colpa di qualcun'altro, che lei è sempre colpa mia, che lei è morta dentro, che non ci si può parlare insieme, che si offende per ogni cosa, e tu sei colpevole, responsabile, e ci stai male. Lei, che poco mi ha insegnato, lei, che ho sempre creduto essere normale prendere a parole mio papà fino a quando ho scoperto che i genitori degli altri andavano in vacanza insieme e a cena da soli, senza dire di coloro che hanno dovuto chiedere di fare certe cose più piano, che non riuscivano a dormire, lei, che se sbagli o sei goiù di morale, è lì pronta a dirti una parola di sconforto (non ho messo una s in più), lei, che solo lei ha capito tutto della vita, lei, che di me vede solo i difetti e lei, che mi ha rinfacciato di esser uscita solo col 100 dal liceo, perchè quella di matematica faceva le domande talmente bene che nessuno ha capito cosa volesse chiedere, e neppure io, e sono andata ancora più in crisi.
E io, che non sono meglio di lei, che sbuffa da davanti alla tv in un sabato sera in cui sto troppo male dentro per vedere delle persone che non so cosa pensino di me, e il pensiero mi tormenta, non sono meglio ma vorrei provarci, cerco di far vedere un'altra realtà, priva di pregiudizi e razzismo, una realtà di differenze, che rendono fantastico il mondo. Io, che vorrei ribellarmi ma non posso, che ho passato una notte a valutare l'ipotesi di sedermi in mezzo alla strada che vedo fuori dalla finestra, seduta dopo una curva, ad aspettare la fine, io, che ho passato quel tempo a ponderare i vantaggi di farla finita, pensando a come sarebbe stata la morte. Io, che non ho la forza di riconquistarmi la stanza.
Oggi, 22 anni. Non ho una stanza mia e piango, di sabato sera, davanti ad un pc.

domenica 27 novembre 2011

Ridendo ascoltando una puntata dei Griffin che scorre sullo schermo dell'altra stanza decido di non usare punteggiatura sperando forse di tornare al flusso di coscienza e parole pure di molti anni fa quando problemi e uomini non infestavano la mia mente uomini sì uomini quelli che li odi ma non puoi farne a meno e gli amici ti mettono la pulce nell'orecchio e ti decidi a non farti sfuggire quest'occasione perchè non ne vale la pena o meglio la vale tutta per una volta impegnarsi in qualcosa sperando sperando che le parole diventino fatti e che si trasformino in futuro in questi giorni ho avuto modo di pensarci e ci ho pensato fin troppo ma non alla questione alla persona e ora mi viene in mente quel vecchio scambio di parole online con una cara persona che mi aveva capito talmente tanto da spaventarmi e mi aveva detto che usavo troppi ma e lo so ogni tanto mi correggo ma non ci riesco non mi impegno e non lo faccio ormai sei un ricordo lontano e chissà se mai ti rivedrò ancora ma in fin dei conti è solo un altro ma e pazienza potrò vivere anche senza di te anche senza i tuoi consigli e le tue notti in bianco ma non stiamo parlando di te ma di lui che ora non so neanche che diavolo pensare e mi togli le parole da quanto non riesca neanche io a capire come tu ed io potremmo un giorno essere qualcosa di più non lo so ogni tanto non riesco neanche a immaginarlo e ogni tanto credo che sarà il mio futuro come una puntata già vista di un telefilm una sitcom anni '90 con i personaggi del bar che riprendono i classici temi dei più normali personaggi una serie fatta sul nulla e poi ci sono io che scrivo che vorrei scriverla sta sitcom o almeno sarei onorata se me lo chiedesse se avessi la chance di scrivere il pilot non sarebbe male anche se non andrebbe bene lo so sono troppo indietro rispetto a loro ma non è mancando agli appuntamenti che recupero e poi vorrei giocare maledizione quanto vorrei giocare ma il ginocchio oggi fa più male del solito a ricordarmi che non ho ancora trovato il tempo per lui e che non mi aspetterà e il tempo scorre scorre via dalle mani per tornare ai tempi delle medie quando la creatività era pura massa argillosa da plasmare e la scrittura era solo uno dei tanti strumenti per scolpirla in sottrazione e l'arte era la mano che aggiungeva creta - ora fatemi respirare, è stata una serata che mi ha lasciato l'amaro in bocca.
La plot di White Darkness è pronta, basta scrivere il racconto. Dovrebbero essere 13 capitoli più l'epilogo. Potrei scriverlo tutto e pubblicarlo a settimane. Dodici settimane non sono poche. Potrei anche avere vertiginosi picchi di presenze online sul blog, tipo 5 in contemporanea. Potrei. Perchè io sia qui a scrivere potrei invece delle disavventure di Oxiria e soci, ancora non lo so.

giovedì 24 novembre 2011

Calabria, once upon a time.

All'inizio era solo un pensiero, poche parole acide in risposta ad un commento fatto troppo sovente, ad un errato concetto e presupposto che più vivo e più mi rendo conto essere tale, era solo un'idea, una presa di posizione ben ferma, quando mi sono resa conto che in questo mondo sono troppe le cose come questa che accadono, e ho sentito il bisogno di dire la mia, in modo un po' sommesso ma fermo. Perché sono stanca di false accuse, di deterrenti geografici che nulla può infrangere, e anche se venissero abbattuti la separazione, mentale, fasulla, inventata, resterebbe, e in questo mondo, e nel mio personale mondo che si va creando, vorrei che fosse solo un pallido ricordo di un brutto passato, a costo di sembrare banalotta e ripetitiva. Quindi ho sentito la necessità di esprimermi, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere, con annessa citazione di V per Vendetta.
Giusto pochi minuti fa ho letto, online, aciderrime (passatemi la licenza prosaica) parole riguardo al meridione del nostro paese, che tanto abbiamo sofferto per riunire e ora molti vorrebbero separare, parole riguardo Napoli e il folclore locale, ai loro modi di dire e di pensare, associando il tutto in maniera molto simpatica e gentile a camorra, mafia e chi più ne ha, più ne metta, grazie. Ebbene, non sono d'accordo. È una forma di razzismo, è una generalizzazione neanche più valida. Sì, la malavita si sarà sviluppata nel meridione (e gradirei esprimere in seguito una personale opinione sul perchè di tale luogo natale), è vero, ma al giorno d'oggi, anzi, proprio in questo momento, dove vivono tali malavitosi? Milano, Torino, le grandi e piccole città del Nord, pullulano di megaville, villini, casette, edifici di appartamenti abusivi. Perchè la verità è che la mafia e la camorra sono realtà più settentrionali che del Sud, la verità è che noi a Nord, continuando ad accusare i camorristi e i mafiosi di essere strettamente meridionali, voltiamo le spalle alla realtà, e la realtà è che ormai tali simpatici personaggi parlano i dialetti nostrani, e sono certa che le belle ragazze anche più giovani di me con le quali si circonderanno neanche li sanno, i dialetti. Ma questo è un altro discorso. Sono davvero esausta dei commenti degli amici, se tali li posso definire, che danno del terrone, con cattiveria, ad una persona al di sotto di Roma. Sono esausta dei commenti di compagni di corso che danno del terrone, con cattiveria, ad una persona qualunque che abiti ad una latitudine più bassa della propria. Dare dei terroni ai vecchietti che abitano oltre il vialetto, suvvia, mi pare eccessivo. Sono convinta di conoscere persone che, anche se una cosa del genere non l'hanno mai detta, sono sicura l'abbiano pensata. E ancora, sono stanca di sentire la mia famiglia che, prontamente, accusa il meridione dei problemi dell'Italia, che afferma che le rivolte, i roghi di immondizia, le frodi, fiscali e non, le imposte non pagate, i semafori non rispettati, siano circoscritti a Napoli e dintorni. Sono convinta che certa brava gente darebbe fuoco ad una catena montuosa di sacchi della spazzatura anche nella frazione più sperduta del mio paese, solo per far passare il tempo. Sono sicura che se ci fossero gli stessi disagi e lo stesso menefreghismo di convenienza che c'è, a Napoli e dintorni, ci sarebbero i monti di spazzatura anche sotto casa mia. E qui, vorrei esprimere quella personale opinione a cui sopra ho accennato, sì, quella sulla motivazione dell'arretratezza del Sud. È ormai diversi anni che ho elaborato la teoria per cui l'arretratezza meridionale fa comodo. Fa comodo alla politica, così da poter dare la colpa dell'industrializzazione parziale del paese a quella brava gente che ancora, con onore, lavora la terra, senza la quale non potremmo mangiare il pane ogni giorno, forse. Fa comodo a noi, a Nord, per avere qualcuno da accusare dei mali dell'Italia, dell'arretratezza, dei disagi, è una valvola di sfogo, un modo per abbellire la nostra grigia realtà di cemento. Almeno non è Napoli, se fossimo al Sud le cose sarebbero degenerate, e cose del genere. Fa comodo alla politica che a noi faccia comodo che le cose stiano così. Fa comodo ai meridionali dire che sono una terra irrecuperabile, per smettere di lottare. E come biasimarli, con tutta l'Italia contro.
Bene, ora vorrei citare tre situazioni che ho vissuto sulla mia pelle, tre cose che mi sono successe e che, riguardo l'argomento, mi hanno toccato particolarmente, e mi sono rimaste dentro. In primo luogo, il professore di Trasporti all'università, mentre raccontava un aneddoto di una sua permanenza a Napoli, tanto per citare una città diversa. Ci parlò di come, in un taxi, chiese cortesemente al tassista di non passare col rosso, e questo gli rispose che il rosso era fresco. Ed era vero, ed è vero. È il momento di tutto rosso. Tutti i semafori sono rossi, il traffico è bloccato, per evitare incidenti relativi ai ritardatari che transitano col giallo, o arancio, chedirsivoglia. Commentò l'avvenimento in aula, disse che è un sistema che funziona, che è una regola che tutti rispettano, che non causa incidenti, a coloro che osservano tale norma non scritta. Mi ha lasciata spiazzata. Sì, è vero che chi passa col verde deve stare attento a chi passa col rosso e chi passa col rosso deve stare attento a chi passa col verde, ma che non è proprio così, e che questo proprio diventava una nuova regola. Lo disse con una tale passione e una vena di malinconia...
Altro avvenimento, una convivenza. Era il primo anno in quel di Venezia, anzi, Mestre, ed era il secondo mese o poco più quando arrivò, in appartamento da noi (e potrei spendere parole su quanto fosse più mafiosa la padrona di casa che un mafioso vero, ma tralasciamo) una ragazza siciliana, da Palermo. Aveva cercato lavoro lontano da casa per provare una nuova esperienza, era una ragazza meravigliosa, non aveva fatto le scuole più elevate, ma ho appreso molto tempo fa che l'intelligenza non si ottiene con lo studio. Era, ed è tuttora, nonostante non la senta da molto, una persona molto matura, con il senso della misura e l'amore per la propria terra, la propria lingua, le proprie tradizioni. Aveva il senso di ciò che è giusto e di ciò che non lo è, se avevi bisogno di una mano o di un abbraccio di conforto, lei c'era. Se avevi bisogno di sentirti dire di essere una stronza, lei c'era. Ho pianto, il giorno in cui se n'è andata. Ho conosciuto anche sua sorella, gemella, un po' più dolce, che ora è mamma. Ho sofferto anche quando se n'è andata lei, da Mestre. Dormivamo nella stessa stanza, piccola, singola. I tre letti formavano un enorme matrimoniale. Una volta ne abbiamo inserito un quarto, per far posto ad una rifugiata di guerra civile interna alla casa che ci aveva chiesto asilo. Quello faceva impallidire il letto della pubblicità della Wind, dove c'è Ciccio in vacanza in Lettonia. Lei, quella ragazza meravigliosa che ci fece da mamma per molto tempo, mi ha fatto capire che c'erano più differenze tra me, che son piemontese, e un veneto o un lombardo, che tra me e lei, perchè ognuno è un individuo, e la testa non è un fattore genetico determinato dalla geografia.
Per concludere, visto che ho tradito il mio presupposto di esser breve, vorrei ricordare una particolare esperienza, condivisa con un gruppo di amiche, una squadra, la prima che mi abbia davvero fatta sentire parte di qualcosa di importante, perchè eravamo importanti, noi. Erano i primi giorni di giugno, e noi avevamo staccato il biglietto per i nazionali di PGS di pallavolo, under 18. Giocammo tre giorni come una sola persona, cercando, da parte mia, di vincere facendo giocare tutti, andando contro precise direttive che mi diedero, proprio per questo senso di appartenenza. L'ultimo giorno, il giorno della partita più bella che abbia mai giocato, e ho calcato i campi di molte palestre per ben tredici anni, di cui di pochi ho un meraviglioso ricordo, il giorno dei saluti, visto che molte altre ragazze come noi, da tutt'Italia, le avevamo conosciute lì, in stralci di tempo tra una partita e l'altra, mangiando o giocando, quall'ultimo giorno incontrai Kikka, Kikka e Lu, alias Federica, Federica e Lucrezia, se la mente non mi tradisce, tre ragazze meravigliose da Nicotera, in provincia di Vibo, ragazze che abitavano poco lontano da dove alloggiavamo noi. Ragazze come noi. Loro mi dissero che avevano trovato strana una cosa di noi, settentrionali: la non disponibilità. Mi disse, Lu, che se le avessi chiesto, mi avrebbe ospitata a dormire a casa sua, senza pensare a quanto tempo sarei stata, anche se mi conosceva poco e da poco. Perchè noi siamo fatti così, qui da noi si fa, è normale, mi disse. Fu in quel momento che mi resi conto di quante cose abbiamo da imparare, ancora. E ora, a mettere nero su bianco tutte queste cose, mi rendo conto di quanto l'Italia sia tutta fatta di Italiani, tutti uguali, non Polentoni e Terroni, ma persone, e che i Polentoni se ne approfittano, della gentilezza dei Terroni.
Quindi ogni volta che offendete qualcuno dandogli del terrone, pensate bene se è un'offesa, perchè io, di persone come la Lu, qui al Nord, non ne ho trovate.

venerdì 7 ottobre 2011

Talking to myself.

Forse in questi anni ho sempre puntato troppo in alto, sognando di avvenimenti impossibili e pregando e sperando che si avverassero, rimanendo delusa ogni volta. Ricordo di aver già perlato di illusioni, due anni fa, il che mi provocò parecchi problemi, rimanendo fraintesa. Ora non c'è nessuno che fraintenda, e nonostante le cose che continuo a sentirmi dire continuo ad essere sola, come un albero in mezzo alla tempesta, al quale molti si riparano, dal quale tutti se ne vanno, prima o poi. È stata una brutta giornata e non vorrei mai passare per emo, nel rispetto di tutti coloro che si tagliano amabilmente nei bagni per attirare l'attenzione, almeno loro dimostrano di averne bisogno, ma non io. Domani mi sveglierò e mi metterò la mia maschera sorridente e tutto questo odio, questa sofferenza, questo amore e questa speranza le terrò dentro, nascoste, dove potranno far male solo a me. Domani mi sveglierò, bloccata in questo corpo, in questa testa, con una gamba che ancor più mi blocca, non facendomi camminare, guidare, correre... poi accenderò la tv, spegnerò la testa e mi farò farcire il cervello di politici accusati di favorire la prostituzione, di furto, truffa, e chi più ne ha più ne metta, facendo di tutto per non governare un paese di idioti, in cui neppure noi ci sottraiamo, finendo censurati da una legge che vorrebbe che ognuno di noi tenesse ciò che è vero per sè, perchè la verità ti fa male, lo so. E ti ritrovi di notte, col mal di testa, a pensare al rischio che abbiamo corso, a perder Nonciclopedia (che non è un sito stupido, non c'è niente di stupido nel ridere delle stupidate fatte per ridere), Wikipedia in italiano, che non è una gran perdita, sarebbe bastato tradurre il tutto in un'altra lingua e poi? Avrebbero applicato il DDL anche ad internet? No, internet è campo neutro, e i neutrali non sono come li crede Zapp Brannigan, perchè i neutrali non sai mai da che parte stanno, no, la neutralità è la verità, e non sto dicendo che tutto ciò che è scritto in internet è sacrosanta verità, dico che è sacrosanta libertà di espressione, da coloro che difendono le libertà umane alle bimbeminkia che inneggiano a Justin Bieber, il mondo è bello perchè è vario, ma fa schifo perchè lo stiamo trasformando. Non mi interessa se la fine del mondo è il 21-12-2012, non mi interessa neanche se è alla fine del mese, come hanno detto gli alieni alla addotta di mistero, e non mi importa neanche se lei sta dicendo una balla o la verità, anche se dire di essere soli nell'universo vuol dire essere parecchio presuntuosi, e non mi interessa se il mondo finirà perchè una qualsivoglia divinità madre di tutto ciò che è naturale si offende per tutto il male che le facciamo, dall'inquinamento al disboscamento della pineta dietro casa dei vicini per costruire delle villette che facilmente non comprerà nessuno, visto che in paese di case nuove invendute ce ne sono a palate. Non mi interessa quando, dove, se, come e perchè il mondo abbia intenzione di finire o l'umanità di scomparire. Spero solo che quel giorno ci sia qualcuno che amo che mi stringa la mano dicendomi che mi ama anche lui.

p.s.: sto lavorando al seguito di White Darkness, sperando che sia all'altezza del capitolo uno, ormai di due anni fa. Sto solo cercando una via non troppo sdolcinata e scontata, ma posso farcela.

venerdì 30 settembre 2011

On a day like this, everything should be possible.

Drinking in the morning sun
Blinking in the morning sun
Shaking off the heavy one
Heavy like a loaded gun

What made me behave that way?
Using words I never say
I can only think it must be love
Oh, anyway, it's looking like a beautiful day

Someone tell me how I feel
It's silly wrong but vivid right
Oh, kiss me like the final meal
Yeah, kiss me like we die tonight

Cause holy cow, I love your eyes
And only now I see the light
Yeah, lying with you half-awake
Oh, anyway, it's looking like a beautiful day..

When my face is chamois-creased
If you think I'll wink, I did
Laugh politely at repeats
Yeah, kiss me when my lips are thin

Cause holy cow, I love your eyes
And only now I see the light
Yeah, lying with you half-awake
Stumbling over what to say
Well, anyway, it's looking like a beautiful day..

So throw those curtains wide, one day like this a year'd see me right!

Elbow - One day like this live @ Reading Festival, main stage, last song, 28.8.2011, and it was a beautiful day, with this song I'd never hear before, they made me cry.